alunni, scuola
Di Andrea Giambartolomei per Il Fatto Quotidiano.

A scuola più delle metà delle volte la parola gay è utilizzata come un insulto. Non lo fanno soltanto i bulli: talvolta anche i professori usano espressioni omofobe e non aiutano i giovani omosessuali, bisessuali o trans a sentirsi accettati. Lo hanno raccontato 1.117 studenti italiani tra i 13 e i 20 anni che hanno risposto al questionario online del Centro Risorse Lgbti con l’Associazione “Progetto Alice”, parte di uno studio europeo in partnership con la Columbia University di New York e l’organizzazione statunitense Gay, Lesbian & Straight Education Network. La ricerca è stata presentata venerdì a Torino in occasione dell’incontro annuale della rete Ready che raggruppa amministratori pubblici impegnati contro le discriminazioni dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Alla domanda “Quanto spesso senti la parola ‘gay’ usata in modo dispregiativo?” nel corso dell’ultimo anno di studi, il 22,5% risponde frequentemente e il 36,6% dice spesso, il 26,3 afferma di averla sentita qualche volta e meno del 15% risponde raramente o mai. Il 58,8% afferma di aver sentito altri commenti omofobi a scuola, il 24,8% ne ha sentiti soltanto qualche volta. La percentuale di chi ha sentito poche volte o mai frasi discriminatorie e insulti è sotto il 19%.

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Questi comportamenti non vengono fatti dalla maggior parte degli alunni delle scuole: il 46% degli intervistati risponde che i commenti omofobi sono pronunciati da pochi studenti, il 37% afferma che sono soltanto alcuni a pronunciarli. Sorprende invece che anche gli insegnanti si lascino andare a certe espressioni. Il 3,1 degli studenti che hanno partecipato alla ricerca afferma che i docenti fanno commenti omofobici spesso e il 17,2 risponde che li fanno qualche volta. “Le scuole dovrebbero lavorare di più su questo ambito – riassume Valeria Roberti, project manager del Cento Risorse Lgbti – Il clima non sembra positivo e non è l’ambiente migliore per fare coming out”. Dai commenti che hanno scritto liberamente emergono le difficoltà con gli insegnanti: “Non ho però avuto il coraggio di dirlo a nessun professore perché sono sicuro che mi discriminerebbero”, ha ricordato uno di loro, mentre a una ragazza è capitato “di sentire commenti poco carini sulla comunità Lgbt da parte di un insegnante”: “Mi ha anche minacciato di dire ai miei genitori che sono lesbica (anche se io non avevo mai detto di esserlo, lo suppose da solo)”.

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Ci sono poi quei docenti che, forse senza volerlo, denigrano: “A volte il professore di storia e filosofia ha fatto alcuni commenti omofobi/transfobici, sempre in modo molto leggero e come ‘scherzo’”. In generale “emerge che il ruolo dei docenti non è discriminatorio, ma è silente”, continua Roberti. D’altronde poche scuole dimostrano una sensibilità verso questi temi. Soltanto il 26% degli intervistati afferma che la loro scuola ha un regolamento contro i bulli, molestie e offese, il 15% risponde che non c’è e il 59% non sa se ci sia. In rarissimi casi questi regolamenti hanno riferimenti alle discriminazioni dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Spesso l’iniziativa è lasciata agli studenti, come i corsi sulle tematiche Lgbt alle cogestioni: “C’è stata molta partecipazione. È stato uno dei corsi più attivi – ricorda un partecipante al questionario – Purtroppo siamo solo noi studenti a parlare di queste tematiche e mai i professori”. “Ora che inizierò il liceo spero che le cose possano andare ancora meglio ma soprattutto di essere accettato e magari trovare qualche gruppo Lgbt della scuola”, si augura un giovane studente trans (Ftm) delle scuole medie che è riuscito a fare coming out con la sua prof d’italiano.

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