
Un episodio che riaccende il dibattito su bullismo, omofobia ed educazione all’affettività nelle scuole italiane. Un professore di una scuola media in provincia di Padova ha denunciato di essere stato inseguito e insultato da alcuni suoi alunni, arrivando a presentare un esposto ai Carabinieri dopo l’ennesimo episodio di derisione pubblica.
A raccontare quanto accaduto è stato lo stesso docente in un video pubblicato sui social. In particolare, uno studente di 12 anni lo avrebbe aspettato fuori dall’istituto scolastico per urlargli la parola “gay” davanti ai compagni e ai passanti, seduti anche ai tavolini dei bar della zona. Un comportamento ripetuto per due volte, che ha spinto l’insegnante a segnalare l’accaduto alla preside e successivamente alle forze dell’ordine. «Sono un docente di scuola media. È successo che un ragazzino dodicenne mi aspettava fuori da scuola per urlarmi la parola gay davanti ai suoi compagni. Non per un giorno, ma per ben due volte. A quel punto mi sono stufato e ho avvertito sia la preside sia i Carabinieri, presentando un esposto. Credo sia un episodio gravissimo. Se a 12 anni dici “gay” al tuo professore in piazza, cosa farai a 14? E a 18? Non oso nemmeno immaginarlo».
L’intervento di Fabrizio Marrazzo: “Serve educazione all’affettività obbligatoria”
Sul caso è intervenuto anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT, che ha definito l’episodio «inaccettabile», sottolineando ancora una volta l’urgenza di introdurre in modo strutturale l’educazione all’affettività e contro le discriminazioni nelle scuole. «Quanto accaduto al professore gay in Veneto dimostra quanto sia fondamentale l’educazione all’affettività e al rispetto. Deve diventare obbligatoria. Rinnovo l’appello al Parlamento e invito anche la Regione Veneto a farsi promotrice di percorsi di educazione all’affettività in tutte le scuole, sostenendo quegli istituti che scelgono di intraprenderli».
Marrazzo ha evidenziato come la mancanza di formazione su temi quali identità, emozioni, rispetto e contrasto all’omotransfobia lasci spazio a ignoranza e modelli tossici: «Quando questi argomenti non vengono affrontati a scuola, vengono sostituiti da modelli pericolosi. Nessuno chiederebbe il consenso dei genitori per parlare di razzismo o legalità. Trattare la discriminazione come un’opinione legittima è un messaggio profondamente sbagliato».
Educare non è indottrinare
Secondo molti esperti, partire dalla scuola è fondamentale per contrastare atteggiamenti discriminatori e prevenire forme di violenza verbale e psicologica. Non si tratta di “indottrinare” i più giovani, come spesso sostiene una parte della politica, ma di formare adulti più consapevoli, capaci di riconoscere e rifiutare linguaggi d’odio.
In un contesto in cui le famiglie hanno sempre meno tempo e strumenti per affrontare questi temi, i docenti restano figure centrali. L’idea che le generazioni Z e Alpha siano immuni da omofobia, razzismo e sessismo viene smentita quotidianamente dai social network, dove proliferano commenti d’odio mascherati da meme, numeri o riferimenti criptici per aggirare le regole delle piattaforme.
Non un caso isolato: il precedente in Veneto
Quello avvenuto nel Padovano non è purtroppo un episodio isolato. Nel novembre 2023, in una scuola superiore della provincia di Treviso, un insegnante di 28 anni era stato insultato da uno studente durante una gita scolastica con espressioni omofobe. Il docente aveva sporto denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, ma la Procura aveva archiviato il caso ritenendo l’episodio più adatto a una sanzione disciplinare scolastica.
Nel 2024, lo stesso professore aveva spiegato le ragioni della sua scelta: «Il mio obiettivo è far sapere quali umiliazioni subiscono ogni giorno tanti insegnanti, vittime di bullismo omofobo senza tutele. Voglio creare un deterrente, far capire che non siamo disposti a tollerare questi abusi».
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Episodi come questi mostrano quanto il problema sia ancora strutturale e quanto sia necessario intervenire con strumenti educativi adeguati, prima che l’odio verbale diventi violenza e prima che certi comportamenti si radichino definitivamente.