
Nei cinema italiani “Buen camino”, il nuovo film di Checco Zalone diretto da Gennaro Nunziante, è già un caso.
I numeri parlano chiaro: 59 milioni di euro di incasso e oltre 7 milioni di spettatori tra Natale ed Epifania, un risultato che lo consacra come uno dei maggiori successi cinematografici recenti. Ma dietro le risate e le gag, il film nasconde anche temi più profondi e attuali, affrontati con l’inconfondibile ironia zaloniana.
Un padre, una figlia e un viaggio che cambia tutto
“Buen camino” racconta la storia di un padre egocentrico, ricchissimo e superficiale, che intraprende il Cammino di Santiago insieme alla figlia Cristal, interpretata da Letizia Arnò. Un viaggio che si trasforma in un percorso di riscoperta reciproca e, soprattutto, interiore. Nel corso del cammino, Zalone “ritrova” la figlia, ma anche sé stesso, smascherando fragilità, paure e pregiudizi.

L’omosessualità di Cristal e la satira sui genitori
Uno dei momenti più discussi del film è quello in cui il personaggio di Zalone scopre che la figlia Cristal è omosessuale. La reazione del protagonista diventa il pretesto per una satira feroce ma efficace sull’esasperazione di certi genitori davanti all’omosessualità dei figli. Convinto che si tratti di una “fase”, l’uomo si affida addirittura a Dio, pregando per ricevere una grazia: il ritorno a casa della figlia con un principe, e non una principessa.
La comicità nasce dall’eccesso e dall’assurdo, fino a una scena chiave: Zalone vede Cristal avvicinarsi a un ragazzo e, sollevato, esulta. L’entusiasmo dura pochissimo: il giovane si gira ed è cinese, dando il via a una nuova battuta sull’etnia. Un doppio livello comico che, dietro la risata, mette a nudo i pregiudizi più comuni e li smonta con l’arma che Zalone conosce meglio: l’ironia.
Un personaggio ispirato a Vacchi
L’idea iniziale era mostrare un Checco Zalone inedito. Il personaggio prende spunto dall’immagine eccentrica di Gianluca Vacchi, senza mai sfociare nella caricatura. L’obiettivo era evitare la macchietta, costruendo invece una figura riconoscibile, simbolo di un certo narcisismo contemporaneo.
Martina Colombari contro i canoni di bellezza
Accanto a Zalone troviamo una Martina Colombari trasformata: capelli lunghi e grigi, abiti austeri e un’immagine lontana dal glamour. Una scelta precisa per raccontare una donna che rifiuta i canoni tradizionali di bellezza e accetta il tempo che passa, ispirata a figure quasi ascetiche come Marina Abramović.
Tatuaggi, parrucche e costruzione del personaggio
Ogni dettaglio del look di Zalone è studiato per raccontare il “nulla cosmico” del suo personaggio. I tatuaggi maori privati del loro significato, la tartaruga Honu sul ventre, le palme sul petto con la scritta “la siesta está aquí” e persino una posa ispirata a Zoolander sulla schiena contribuiscono a costruire un uomo che vive di apparenza.
Anche il lavoro sulle parrucche è stato minuzioso: capelli veri per le scene principali, versioni sintetiche per le sequenze subacquee e una “parrucca scomposta” per esigenze narrative. Il trucco quotidiano richiedeva oltre un’ora e mezza, tra rasatura, basette posticce e effetto “lampada”.
Il brand Checco Zalone
Niente marchi di lusso: il protagonista indossa solo il suo brand, con il monogramma “CZ” ricamato su accappatoi, pantofole e gemelli. Un dettaglio che rafforza l’idea di un uomo che ha trasformato sé stesso in un prodotto.
Curiosità dal set: tra Santiago e Pamplona
Le riprese hanno attraversato Sardegna, Roma, Francia e Spagna, con un imponente spiegamento di mezzi e una troupe nutrita… anche a tavola: in Spagna si cucinavano oltre 50 chili di pasta al giorno. Memorabile la scena dell’incidente con i tori a Pamplona, ricostruita in digitale partendo da riprese reali della festa di San Firmino. Suggestive anche le scene girate dentro la Cattedrale di Santiago di Compostela, ottenute con permessi complessi e girate senza disturbare le funzioni religiose.
Un successo che fa riflettere
“Buen camino” non è solo un trionfo al botteghino, ma anche un film che, tra una risata e l’altra, riesce a parlare di famiglia, identità, pregiudizi e cambiamento. E nel farlo, Checco Zalone dimostra ancora una volta di saper usare la commedia come uno specchio, capace di far ridere e riflettere allo stesso tempo.
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