
di Antonio Palmentieri
L’uscita del nuovo singolo di Laura Pausini, cover della celeberrima Due Vite di Marco Mengoni, ha acceso un dibattito infuocato sui social. Un dibattito che, purtroppo, ha preso molto presto la deriva dell’odio gratuito. Commenti feroci, critiche sterili, accuse spesso fuori misura: la cantante è stata letteralmente sommersa da messaggi di hater, colpevole – secondo alcuni – di aver osato reinterpretare un brano amatissimo e ancora molto recente.
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Eppure, viene da chiedersi come sia possibile che un’artista come Laura Pausini, icona assoluta della musica italiana e internazionale, venga ciclicamente messa alla gogna ogni volta che pubblica un nuovo progetto nel suo Paese. Stiamo parlando dell’artista italiana più famosa al mondo, di una carriera costruita in oltre trent’anni, costellata di premi, riconoscimenti e record globali. Un nome che, insieme a quello di Eros Ramazzotti, rappresenta la musica italiana nel mondo, così come la pizza rappresenta la nostra cucina o Sophia Loren il nostro cinema.
Laura Pausini è un patrimonio culturale, prima ancora che musicale. Conduce e partecipa a programmi di punta in Spagna e in America Latina, duetta con i più grandi artisti internazionali e ha condiviso un brano persino con Michael Jackson, accanto a leggende come Mariah Carey e Céline Dion. E noi, invece di riconoscerle il valore, la offendiamo?
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Va detto chiaramente: la scelta di reinterpretare Due Vite, brano vincitore del Festival di Sanremo solo tre anni fa, è stata una scelta coraggiosa. Molto più semplice sarebbe stato pescare una canzone di trent’anni fa, cavalcare la nostalgia e raccogliere consensi facili. I ricordi legati ai grandi classici sono intoccabili, rassicuranti. Riprendere un brano così recente, ancora vivo nella memoria collettiva degli italiani, significa esporsi, rischiare, mettersi in gioco. E questo, in un’artista del calibro della Pausini, dovrebbe essere ammirato, non condannato.
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Anche perché la versione di Due Vite interpretata da Laura Pausini insieme a Julien Lieb è intensa, elegante, profonda. È una di quelle canzoni che non si consumano al primo ascolto, ma che hanno bisogno di tempo per entrare sotto pelle, per conquistarti piano piano. Proprio come accade, ogni anno, con le canzoni del Festival di Sanremo.
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Un esempio lampante: trenta Big portano sul palco dell’Ariston trenta brani inediti che, ai primi ascolti, vengono massacrati sui social, paragonati ai successi del passato e bollati come “brutti” o “dimenticabili”. Poi passano due o tre mesi e quelle stesse canzoni diventano hit, dominano le classifiche e finiscono per rappresentare gran parte dei brani più ascoltati dell’anno. Un paradosso che si ripete puntualmente. E allora perché tanta cattiveria immediata?

Non è un caso isolato. Basti pensare a Madonna che, recentemente, ha omaggiato La Bambola di Patty Pravo. Anche in quel caso, il web si è scagliato contro la popstar mondiale accusandola di cantare male, invece di ringraziarla per aver riportato in classifica, in mezzo mondo, un brano iconico della musica italiana. Una cover che ha contribuito a far conoscere ancora di più un pezzo storico del nostro patrimonio musicale internazionale. Ancora una volta: chi realizza una cover viene massacrato, salvo poi rendersi conto che sta portando alta la bandiera dell’Italia nel mondo.
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Per questo viene spontaneo dire grazie, Laura. E forse anche un consiglio: lascia che siano i fan veri a parlare, ignora chi non ha apprezzato questa versione di Due Vite e goditi l’affetto di chi ha capito non solo il valore del brano, ma anche quello di un progetto più ampio. Dopo il successo di Io Canto, l’idea di un secondo disco di cover è un atto d’amore verso la musica italiana, un modo per far conoscere i nostri capolavori nel mondo.

In bocca al lupo anche per Sanremo. La tua presenza su quel palco è fondamentale, su quel palco che trent’anni fa ti ha lanciata e ti ha fatto conoscere a tutti. Perché chi non conosce La solitudine? Solo la prima perla di una lunghissima serie.
Laura Pausini ha pubblicato oltre 16 dischi in studio, considerando anche i due nuovi dischi che usciranno a febbraio, Io Canto 2 e Yo Canto 2 per il mercato estero, e più di 100 singoli. Più di cento canzoni che sono state la colonna sonora degli ultimi trent’anni della nostra vita. Numeri che parlano da soli.
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A un’artista così non si può che dire grazie. Io lo faccio, perché Laura Pausini ha regalato emozioni, conforto, forza e compagnia a milioni di persone. È stata la colonna sonora di momenti felici e difficili, è entrata nel cuore di tanti… e lì è rimasta.
Grazie Laura.
Antonio Palmentieri
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