
Doveva essere un tranquillo pomeriggio tra amici, una breve sosta in una città che conoscevano e amavano. Invece si è trasformato in un ricordo amaro di Trento, intriso di paura e amarezza.
E’ quello che hanno vissuto Marco e Luca (nomi di fantasia per motivi di privacy), due trentenni che domenica pomeriggio hanno subito un’aggressione verbale omofoba nel cuore di Trento, una città che mai avrebbero pensato potesse riservare loro una simile violenza.
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Stanno assieme da ormai diversi anni e in particolare uno dei due conosce perfettamente Trento perché in passato ci ha vissuto frequentando l’università. Domenica pomeriggio, di ritorno da un viaggio, hanno deciso di trascorrere qualche ora nel capoluogo trentino. “Abbiamo parcheggiato in corso Buonarroti, ci siamo dati un bacio veloce e abbiamo iniziato a camminare mano nella mano. Nulla di strano, nulla di provocatorio. Solo noi, come sempre” ci raccontano. Una normalità che, però, sembra aver dato fastidio a qualcuno.
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Pochi passi dopo, infatti, non tanto distante da dove avevano parcheggiato, quel momento di tranquillità è stato spezzato. Un gruppo di giovani, presumibilmente di origine nordafricana, stavano chiacchierando proprio lungo il marciapiede dove Marco e Luca stavano passando.
Da quel gruppetto è uscita una frase con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Il Corano dice che i gay devono bruciare”. Una frase che ha gelato il sangue, lasciando Marco e Luca pietrificati per un istante. “Appena l’abbiamo sentita – ci dicono – li abbiamo guardati e poi ci siamo girati e siamo andati via. Ci hanno farfugliato altro ma non abbiamo capito, l’importante in quel momento era allontanarsi. Non volevamo rischiare che la situazione degenerasse”.
Un’aggressione verbale durata pochi secondi, ma sufficiente, purtroppo, a rovinare un intero pomeriggio a Trento. “Ho studiato qui, e conosco questa città da ormai diversi anni” ci dice uno dei due ragazzi. “È sempre stata una città civile, aperta. Ma questa volta mi sono sentito fuori posto, non accolto, giudicato, vulnerabile. E questo fa male”.
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