
Glenn Close, classe 1947, è una delle attrici più iconiche e versatili della sua generazione: dalla disturbante Alex Forrest di Attrazione fatale alla diabolica Crudelia De Mon, fino a ruoli recenti come Drusilla Sickle in Hunger Games o la serie All’s Fair di Ryan Murphy.
Ma la sua storia personale va ben oltre i riflettori. Lo scorso ottobre ha partecipato alle proteste del No Kings Day contro l’amministrazione Trump, come riportato da Vanity Fair, confermando ancora una volta la sua voce forte e impegnata nella società. Ed è proprio per questa complessità che The Guardian le ha dedicato una lunga intervista, in cui l’attrice affronta uno dei capitoli più dolorosi della sua vita: l’infanzia trascorsa in quella che definisce senza esitazioni “una setta”.
Il riferimento è al Moral Re-Armament, movimento cristiano fondato nel 1938 in Svizzera da Frank Buchman. Basato sui principi di onestà, purezza, altruismo e amore, con il tempo si è trasformato in un gruppo rigido e dogmatico, arrivando negli anni ’60 a posizioni estremiste contro omosessualità e comunismo. «Era una forma di abuso psicologico mascherato da misoginia latente», racconta Close. Negli anni ’50 la sua famiglia lasciò il Connecticut per trasferirsi in Svizzera, nel canton Vaud, dove Glenn visse per 15 anni all’interno del movimento, frequentando un collegio a Caux insieme ad altri quaranta bambini. Nel documentario Glenn Close, l’art de la transformation (2025), l’attrice ricorda un ambiente in cui ogni gesto—dai vestiti alle parole—era controllato: «Ero facilmente influenzabile e volevo essere accettata. Così sono diventata una brava soldatina, negando i miei sentimenti fragili per il bene del gruppo». Allo stesso tempo, confessa al Guardian che l’unico sostegno fu il paesaggio naturale della sua infanzia: «Diventa il tuo DNA… ero una bambina selvaggia e avevo bisogno della natura».
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A 22 anni trova finalmente il coraggio di fuggire e tornare negli Stati Uniti, dove si iscrive al College of William & Mary. Ma la libertà improvvisa si trasforma presto in spaesamento: «Ho consultato uno specialista in traumi infantili. Non ti hanno picchiata o affamata, ma la manipolazione mentale ti distrugge. Perdi ogni individualità». L’attrice racconta anche l’umiliazione imposta dalle confessioni collettive e la difficoltà nel costruire relazioni sane dopo anni di controllo psicologico. È stato il teatro a salvarla: trasferitasi a New York, ha trovato sulla scena il luogo in cui ricostruire sé stessa e la propria identità.
Oggi Glenn Close vive nel Greenwich Village, “dove è cominciata la mia seconda vita”, come ama dire. Una vita che ha trasformato un passato doloroso in una straordinaria carriera e in una forza interiore che continua a renderla una delle personalità più potenti e autentiche di Hollywood.
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