
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat e Françoise Lebrun (durata 110 minuti).
di Ulderico Grancini
Dopo aver vinto il Leone d’Oro alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva in Italia Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, maestro del cinema indipendente americano. Tre episodi dedicati alle relazioni tra genitori anziani e figli e tra fratelli. Incontri occasionali, dovuti al legame familiare più che a quello affettivo, tra bugie e omissioni, provocazioni e imbarazzi, finte attenzioni e complimenti di facciata, con il tempo che scorre più lentamente del voluto. Genitori assenti (nel caso dei due fratelli anche fisicamente perché deceduti), figli disinteressati, vite familiari vuote. A unire i tre episodi, alcune coincidenze: la parola Desolandia, un orologio Rolex (vero o taroccato?), un quesito sui brindisi… Alla fine, nonostante qualche spunto ironico e grottesco, resta un senso di tristezza. Forse Father Mother Sister Brother andrebbe fatto vedere dagli psicoterapeuti a pazienti anziani che si lamentano dei figli e viceversa, potrebbe farli sentire meglio. Battute a parte, è un film sull’incomunicabilità, sulla difficoltà dei rapporti, sui sentimenti nascosti, sostenuto da un’idea intrigante del regista e da un cast di primo piano.
Father Mother Sister Brother è un lungometraggio, attentamente costruito in forma di trittico. Tre storie che raccontano le relazioni tra figli adulti, i loro genitori piuttosto distanti e tra fratelli. Ognuna delle tre parti è ambientata nel presente e ciascuna in un paese diverso. Father è ambientato nel Nord-Est degli Stati Uniti, Mother a Dublino, e Sister Brother a Parigi. Una serie di ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da sottili momenti di malinconia.