
A Cremona, una storia d’amore si è trasformata in una battaglia legale contro l’omofobia digitale.
Tutto è iniziato nel 2018, quando Sergio Sormani e Giorgio Donders hanno annunciato sui social la loro unione civile. Tra centinaia di messaggi di auguri, ne sono comparsi anche altri carichi d’odio e insulti omofobi. Da lì la decisione di denunciare. Oggi, a distanza di sette anni, il caso è finalmente arrivato in aula, ma con un rischio concreto: la prescrizione del reato. A riportare la notizia è stato il sito Gay.it, che ha ricostruito l’intera vicenda.
Durante l’udienza dello scorso 5 novembre davanti alla Corte d’Assise di Teramo, i due uomini hanno raccontato la loro esperienza: “Il mio compagno mi aveva fatto una sorpresa con la proposta di unione civile e così lo avevamo annunciato sui social. Ma sotto quel post, accanto alle tante congratulazioni, erano comparsi anche commenti omofobi, alcuni particolarmente offensivi”.
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Le indagini hanno portato a identificare diversi autori dei commenti, tra cui un uomo di 73 anni di Cremona, oggi imputato e rappresentato dall’avvocata Stefania Giribaldi. “Non lo conosciamo, fortunatamente”, hanno detto Sergio e Giorgio, che hanno deciso di agire non solo per se stessi ma per tutte le persone che subiscono quotidianamente discriminazioni online.
Il fascicolo, però, è arrivato tardi nelle mani del giudice. I fatti risalgono al 2018 e il dibattimento è iniziato solo ora, con la prescrizione fissata per aprile 2026. “Speriamo che anche questa vicenda possa chiudersi presto – ha spiegato Giorgio – ma i tempi della giustizia sono interminabili e sembra mancare la volontà di intervenire seriamente”.
Il loro amore era già entrato nella memoria collettiva italiana nel 2018, durante la finalissima del Festival di Sanremo, quando Giorgio sorprese Sergio con una proposta di matrimonio in diretta Facebook dall’Ariston. “Dopo 26 anni insieme, potremmo pensare anche di sposarci”, aveva detto. “Sei pazzo o che cosa?”, aveva risposto Sergio emozionato. “No, non sono pazzo. A me piace stupire”, ribatté Giorgio, sigillando il momento con un bacio tra gli applausi.
Da quell’episodio nacque il celebre post con l’annuncio ufficiale dell’unione civile, lo stesso poi preso di mira dagli haters. Ma invece di nascondersi, la coppia ha scelto di trasformare l’odio in arte e consapevolezza. Con lo spettacolo “Ecce (h)omo”, Sergio e Giorgio portano nei teatri di tutta Italia un racconto che unisce testimonianza, teatro e attivismo, affrontando i temi della discriminazione e del pregiudizio.
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“Ciò che manca è l’educazione al rispetto – spiegano – mentre regna la disinformazione. L’omosessualità non si insegna, ma il rispetto sì, ed è ciò di cui il Paese ha più bisogno”.
In aula, la coppia è assistita dall’avvocato Luca Castelli del foro di Milano, che invita a riflettere: “A volte basterebbero le scuse e una riflessione da parte dei responsabili per evitare le vie legali”. Un precedente incoraggiante arriva da Crotone, dove un uomo, accusato di aver scritto commenti simili, è stato condannato e ha accettato di risarcire la coppia, che ha poi devoluto tutto a una casa famiglia per giovani LGBT cacciati di casa.
Il caso di Sergio e Giorgio riaccende il dibattito sulla mancanza di una legge specifica contro l’omotransfobia in Italia. Dopo la bocciatura del DDL Zan nel 2021, le tutele restano affidate a norme generiche che spesso non riconoscono la matrice d’odio dei reati.
“Denunciare – spiegano – è un atto politico, oltre che personale. Significa chiedere rispetto e responsabilità alle istituzioni e alla società”.
E così, tra aule di tribunale e palchi teatrali, Sergio e Giorgio continuano la loro battaglia, dimostrando che l’amore, anche ferito, può ancora diventare uno strumento di cambiamento e resistenza.