
A pensarci bene, Arisa somiglia metaforicamente a Craco, la città fantasma della sua Basilicata dove ha scelto di girare il videoclip del suo nuovo singolo, Nuvole.
Una ballata elegante e raffinata, che segna una nuova fase nella carriera della cantante. «Dopo tanti terremoti, frane e smottamenti, quella città è stata abbandonata. Ma prima era un paesino pieno di vita e di tradizioni. L’amore è un po’ così. Quando arriva, crea nel tuo cuore un castello fatto di fiori e promesse. Quando finisce, rimane però il vuoto», racconta Arisa, che in questo brano mette tutta la delicatezza e la profondità di un percorso artistico e umano complesso, ma sempre autentico.
Tra le voci più belle e preziose della musica italiana degli ultimi vent’anni, Rosalba Pippa — questo il suo vero nome — continua a muoversi con coraggio in un mondo musicale in continuo cambiamento. Eppure, da tempo non splende come meriterebbe. Era il 2014 quando vinse il Festival di Sanremo con Controvento: un trionfo che sembrava la consacrazione definitiva. Ma negli anni successivi la strada di Arisa è rimasta in salita, tra dischi accogliti in modo altalenante (Guardando il cielo, Una nuova Rosalba in città, Ero romantica), cambi di rotta e nuove case discografiche.
Il sogno di tornare a Sanremo
Al Festival di Sanremo Arisa manca dal 2021. Ed è proprio lì che sogna di battezzare il suo nuovo progetto discografico: «Ho mandato una canzone a Carlo Conti — rivela — e spero di poter tornare all’Ariston. Cosa mi è mancato in questi anni? Non lo so, non mi colpevolizzo. Ho mandato tante canzoni sperando che potessero essere accolte, tra queste anche La vita splendida, scritta da Brunori Sas, che poi ha inciso Tiziano Ferro. Probabilmente non erano all’altezza del cast di quegli anni. Non sento che ci siano state delle ingiustizie».
Un approccio maturo, diverso da quello di dieci anni fa, quando Arisa — delusa da alcune esclusioni — scrisse sui social: “Non mi faranno fare la fine di Mia Martini”. «Ero arrabbiata, e più giovane — spiega oggi —. Mi riferivo all’esclusione da certi contesti televisivi. Lottavo, sbraitavo, pensavo non fosse giusto. Ora ho capito che bisogna essere grati per ciò che si ha, senza pretendere troppo. Non sono arresa, ma concreta. Mi sento grata per ogni opportunità, e la possibilità di cantare le mie canzoni mi fa sentire più adulta di un tempo».
“Canto per affetto, non per fama”
Oggi Arisa guarda alla musica con occhi nuovi, lontana dalla logica del successo a ogni costo. «Io non ho mai cantato per diventare famosa o per avere successo — dice —. Andai a fare SanremoLab solo per aiutare il mio fidanzato dell’epoca a trovare la sua strada come cantautore. Canto per affetto verso il mio pubblico, e scrivo canzoni perché penso che a volte serva una direzione. Presuntuosamente provo a indicare una strada, come la musica fece con me tanti anni fa».
Un legame viscerale con la sua terra, le sue radici, e quella semplicità che l’ha sempre contraddistinta: «Mia mamma mi dice sempre: “Ricordati da dove vieni”. Io non dimentico mai. Ero persa in un paesino della Basilicata, mi facevo tante domande e non c’erano risposte: l’unica cosa a cui potevo rivolgermi era la musica. Soprattutto quella italiana, quella che potevo capire. Mi ha insegnato tantissimo, mi ha formata. Quando scrivo una canzone penso sempre: “A chi potrà servire? A chi dovrà arrivare?”».
Con Nuvole, Arisa sembra finalmente pronta a una nuova rinascita. E se il destino sarà clemente, chissà: potrebbe tornare a posare i piedi proprio su quel palco di Sanremo che, da sempre, è la sua casa musicale più vera.
