
Si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Teramo il processo a carico di tre cittadini nigeriani, all’epoca dei fatti richiedenti asilo politico, accusati di quattro sequestri di persona e una tentata rapina ai danni di cinque uomini teramani. Le presunte vittime sarebbero state adescate tramite Grindr, una delle app di incontri più note al mondo per la comunità LGBTQ+. Nessuno dei cinque uomini coinvolti si è costituito parte civile.
A sostenere l’accusa è la pm Simonetta Ciccarelli della Distrettuale, che ha seguito l’inchiesta per competenza di reato. In aula, la magistrata si è opposta alla richiesta dei difensori – gli avvocati Tulliola, Luigi Immanuel Aloè e Andrea Palazzeschi – di risentire in dibattimento le persone offese, tutte già ascoltate in incidente probatorio. Dopo una lunga camera di consiglio, la Corte ha deciso di riascoltare soltanto il perito nominato dal gip, accogliendo invece la richiesta della difesa di ammettere nella lista dei testimoni due carabinieri che dovranno riferire su una telefonata al 112 del 9 ottobre 2022. La chiamata, però, non è stata registrata a causa di un guasto tecnico che – secondo quanto emerso – perdurava già dal 16 settembre.
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I tre imputati, di 23, 25 e 30 anni, si trovano ancora in carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa un anno fa dal gip dell’Aquila. In precedenza erano stati arrestati in flagranza il 9 ottobre 2022, ma poi rimessi in libertà perché il giudice di allora aveva ravvisato un’incompetenza funzionale, trasmettendo il fascicolo alla Direzione Distrettuale Antimafia.
Secondo la ricostruzione della Procura, i tre uomini avrebbero creato falsi profili su Grindr per attirare le vittime, tutte uomini, fingendo di proporre incontri sessuali “non a pagamento”. Gli appuntamenti avvenivano tramite chat e si concludevano con un invito in una casa situata a Villa Butteri, piccola frazione lungo il fiume Tordino, nei pressi della Motorizzazione Civile.
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Una volta sul posto, le vittime si sarebbero trovate davanti gli altri complici, che avrebbero iniziato a minacciare e intimidire gli uomini, arrivando in alcuni casi a picchiarli e costringerli a consegnare somme di denaro comprese tra i 100 e i 300 euro. In diversi episodi, le vittime sarebbero state accompagnate con la forza agli sportelli bancomat per prelevare i soldi richiesti.
In un caso, un uomo sarebbe stato aggredito con dei pugni; in un altro, i tre si sarebbero presentati sul luogo di lavoro della vittima, accusandola di aver diffuso online un video a contenuto sessuale e tentando di estorcergli denaro.
Ora, la vicenda sarà approfondita nel corso del dibattimento, dove i primi a testimoniare saranno gli investigatori che hanno condotto le indagini e raccolto le prove su una serie di episodi che, secondo l’accusa, mostrano un chiaro schema criminale di adescamento e violenza.
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